lunedì, 12 maggio 2008 - 07:59



Palermo,30 luglio del 1789

 

Un corteo muove lentamente per le strade di Palermo,tra due ali di folla rumoreggianti;è diretto verso piazza Viglieno,dove,al centro esatto,troneggia un grande patibolo, mentre il  boia è in attesa della sua vittima.

C’è gente in attesa da ore,sulla piazza,mentre un gruppo di cavalieri con cappucci bianchi fiancheggia la carretta con la condannata.

La donna arriva ai piedi del patibolo,e viene fatta scendere dal carro;sale lentamente gli scalini che la devono portare davanti al cappio che penzola lugubremente e guarda verso il boia.

Il suo nome è Giovanna Bonanno,ha più di ottant’anni,anche se nessuno sa quando è nata;e forse Bonanno non è nemmeno il suo cognome.

Ma tutti la conoscono come mamma Anna,soprattutto nel popolare quartiere della Zisa,dove sopravvive preparando filtri e pozioni d’amore;ma non è per quel motivo che è finita ai piedi del patibolo,con una smorfia di rabbia,forse di terrore,sul volto rugoso.
Lei,mamma Anna,è un’avvelenatrice.

 
Era nata agli inizi del secolo in una città dai forti contrasti:ricchezza e povertà,gente letterata e poveri analfabeti,palazzi lussuosi e gente con il tetto fatto da un cielo di stelle.

Lei.Anna,era una poveraccia,come la stragrande maggioranza dei palermitani.

Ma non era un’ignorante,tutt’altro;aveva letto dei libri,che le aveva dato la nonna,e lei li aveva letti avidamente,imparando,tra l’altro,come ingannare quella gente sciocca e superstiziosa che la circondava.

Così,per lunghissimi anni,andò avanti campando alla meno peggio,fornendo intrugli e pozioni per catturare il cuore dell’amato o dell’amata,fornendo improbabili filtri per risvegliare la virilità o per cancellare il malocchio.

Quando ormai era molto anziana,un giorno,casualmente,fece una scoperta che le avrebbe cambiato la vita.

Una bambina aveva ingerito casualmente una sostanza che le aveva provocato atroci dolori e spasmi quasi mortali.

Anna chiese alla mamma della bambina cosa avesse ingerito,e la donna le mostrò un liquido che serviva per combattere i pidocchi.

Si recò quindi dal droghiere che aveva fornito il medicinale,e ne comprò una dose,facendosi abilmente spiegare la composizione.

Apprese così che l’intruglio era composto da aceto e arsenico.

Lo sperimentò su un cane randagio,e rimase stupefatta dal risultato;la povera bestia morì in pochi minuti fra terribili spasmi.

Arrivò quindi il fatidico giorno della prova del fuoco,quella su un essere umano,e l’occasione si presentò quando si recò da lei Angelina,.una donna delusa da suo marito, che voleva sbarazzarsi del marito per impalmare il suo amante;lei,la Bonanno,le dette un’ampolla contenente uno strano liquido e le consigliò di versarne qualche goccia nell’insalata che l’uomo mangiava con regolarità.

Quel giorno stesso morì improvvisamente.
Da quel momento una inspiegabile catena di morti di morti si abbattè sul quartiere,mentre Anna diventava temuta e riverita.

I suoi affari sembravano andare per il meglio,ma un giorno tutto saltò per puro caso.
La complice della vecchia,un’altra megera di nome Maria Pitarra, acquistò da lei una delle pozioni mortali;Anna,senza chiedere a chi fosse destinato il veleno,lo fornì.
Ma questa volta il destinatario era il figlio di una sua amica,di nome Costanzo.

Anna tentò di mettere in guardia la donna,che scoprì,a questo punto,che chi aveva tramato l’intrigo altri non era che la nuora.
La Costanzo finse così di voler ricambiare l’infida nuora con la stessa moneta e commissionò alla Bonanno una dose del mortale veleno.

Il giorno della consegna del veleno,la Costanzo si presentò con quattro testimoni,e da quel momento la carriera dell’avvelenatrice terminò bruscamente.

Ai primi di ottobre del 1788 inizia l’inchiesta giudiziaria della regia corte capitanale di Palermo;la denuncia della Costanzo era stata molto precisa,e conteneva un’accusa molto grave.

Stregoneria.

Anna venne condotta nella stanza degli interrogatori,dove,spogliata dai suoi indumenti e rivestita con una tonaca bianca,rasata a zero,venne sottoposta alla terribile tortura della corda,che era la più semplice delle torture inflitte ai sospetti: era una delle torture più semplici, e quindi più praticate. L’interrogato veniva legato ad una trave,dalla quale  pendeva una corda. La vittima veniva lasciata cadere coi polsi legati dietro la schiena, da una certa altezza, producendole slogature alle braccia e alle spalle.

Sottoposta alla tortura,la donna cedette immediatamente e confessò.
La corte,così,potè convocare i pochi sopravissuti alla terribile vecchia,oltre a convocare il droghiere che aveva fornito la micidiale mistura ad Anna.

Le testimonianze non lasciarono adito ad alcun dubbio,e la corte emise un giudizio di condanna a morte.

Torniamo quindi all’inizio della storia e riprendiamo dal momento in cui Anna è davanti al suo carnefice;la donna sale sullo sgabello e infila la testa nel cappio,mentre il boia si appresta a far cadere lo sgabello.
Un attimo dopo è tutto finito,e il corpo di Anna dondola sul patibolo,mentre la chiesa della piazza inizia a scandire con il suono lugubre delle campane,i secondi successivi.

Tra la folla qualcuno inizia a sentirsi male,altri,in un’inspiegabile attacco di paura ancestrale,si gettano per terra,altri ancora salgono sul patibolo e strappano lembi della tonaca della donna.

Il corpo viene profanato,le vengono strappati di bocca i denti,le unghie dalle dita;un attacco di feticismo barbaro forsennato e inspiegabile.
Della Bonanno si racconterà ben presto la storia,ammantandola di leggendarie quanto inverosimili invenzioni.
Diventerà,ben presto,lo spauracchio dei bambini,quando i genitori,per spaventarli,diranno loro che là fuori,nascosta,c’è la vecchia dell’aceto pronta ad ucciderli.

www.paultemplar.wordpress.com

 

 

Postato da PaulTemplar - Permalink - commenti (13)

Commenti
#1   12 Maggio 2008 - 11:29
 
Non conoscevo questa storia! Ora interrogo i miei amici palermitani per vedere se la conoscono ;-))
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#2   12 Maggio 2008 - 20:05
 
Certo era stata anche fortunata a vivere così a lungo in quel periodo. Sicuramente ci avrebbe pensato la natura a sistemarla se non fosse stata la mano del boia.
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#3   12 Maggio 2008 - 20:45
 
che brutta storia.
ne hanno ammazzate un sacco con queste scuse, anche molto più giovani
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#4   12 Maggio 2008 - 21:20
 
Conoscevo questa storia....fa riflettere.....oltre il visibile....un sorriso....
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#5   13 Maggio 2008 - 08:48
 
Alla faccia, che elemento sta "Signora".

Buona giornata Paul
Ieri sera a Voyager, parlavano di Templari, e mi sei venuto in mente!
Ezio
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#6   14 Maggio 2008 - 16:48
 
Leggendo questa storia, e soprattutto la tortura della corda, mi è tornata in mente la "storia della colonna infame".
Che tempi!
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#7   14 Maggio 2008 - 23:20
 
cavolo che atrocità...non conoscevo la storia
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#8   15 Maggio 2008 - 13:48
 
Un super sorriso :)
Annalisa
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#9   15 Maggio 2008 - 14:10
 
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#10   15 Maggio 2008 - 14:22
 
Io, l'insalata, la mangio olio e sale ...
;o)
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#11   15 Maggio 2008 - 23:29
 
sei un pozzo senza fondo di storie e m'incanto sempre a leggerti soprattutto quando ci sono storie che non conoscevo come questa.
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#12   16 Maggio 2008 - 22:51
 
Messere Arcaico, sento lei ame sì tanto a lei affine che 'sta domanna da mia bocca esce senza che niente io possa far per porvi fine:
Ella per caso, quando ricalca i "sempre nove", i passi che conducono al suo mare, non è che porge orecchio al suon delle sue suole?
Ossia: è ver che sol dallo romore lei intende de contar i "sempre nove"?

Mio caro Cantore, e signore del bel dire, non sempre il suon di nostre suole appaga nostre mire. Alle volte il suono è tanto fesso ch'è inutile andare avanti un passo. Tornare indietro e ricominciare il conto: uno, due, tre quattro, (e intanto prestare orecchio)....
Se giunti a nove il suono è ancora cristallino, noterem che il vetro di finestra è diventato specchio: Oblò Oltremarino...
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#13   18 Maggio 2008 - 10:39
 
..e si... ci sono anche le "streghe cattive"..

Buona domenica Paul :)
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Commenti
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In ---> giovanna bonanno
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